Elaborazione successive che supportano l’approccio gestaltico
Il passaggio dai vecchi sistemi filosofici che si confrontano con l’assoluto ai più nuovi approcci relativisti, comporta ovviamente la relativizzazione degli indici di confronto (vero-falso) che non per questo perdono comunque di funzionalità: se il dolore non è più una verità assoluta resta pur sempre possibile per la persona rendersi conto se sente male o no, se una certa cosa gli piace o no, se desidera qualcosa o no. Una verità relazionale è molto più complessa da appurare e richiede specifici parametri: il Costruttivismo di Maturana e Varela, gli studi sulla comunicazione di Wittgenstein e il dualismo interazionista di Popper sono di grande aiuto in questa nuova dimensione.
Uno nuovo sviluppo dell’ottica fenomenologica applicata alle scienze naturali è il cosiddetto Costruttivismo. Dall’idea kantiana dell’inconoscibilità della “realtà in sé” e passando per il rendere dignità al fenomeno, il Costruttivismo fa un passo in avanti mostrando come la ricerca della “realtà in sé” sia un falso problema e la conoscenza sia semplicemente uno strumento capace di ottenere effetti sull’ambiente.
Varela e Maturana propongono una visione scientifica dei processi conoscitivi,
invitando all’abbandono di metafore romantiche come quella che l’organismo
si faccia una mappa interna del mondo e attraverso quella lo “conosca”:
conoscere è in quella epistemologia un meccanismo che gli organismi usano
per rimanere aperti al mondo esterno senza perdere la loro identità organizzativa,
senza decadere cioè dalla classe di organizzazione cui appartengono e
in funzione della quale sono omeostatici. Questo concetto viene definito “autopoiesi”.
Nella Psicoterapia della Gestalt questo punto di vista supporta evidentemente
l’uso di riconoscere il back-ground della persona dai suoi bisogni (per
appartenere alla classe degli esseri umani deve senz’altro averli), lasciando
invece totalmente aperte le modalità di soddisfacimento e permettendo
in questo modo una funzione ufficiale alla creatività: se il modo di
soddisfazione non è un sentiero obbligato (si tratta infatti di cambiare
strada di fronte all’impossibilità) e dato che, d’altra parte,
le alternative sono innumerevoli è chiaro che in un modo o in un altro
una persona può riuscire a soddisfarsi.
Una voce fondamentale nella demitizzazione delle comunicazioni umane è
certamente Wittgenstein con la sua affermazione che il significato di una frase
esiste solo nella misura in cui la sua struttura logica viene rispettata: la
logica, che è il nume tutelare delle comunicazioni, si chiama infatti
con il suo nome completo “logica formale” volendo significare con
questo che il suo funzionamento dipende dalla correttezza della forma con cui
la preposizione logica si esprime. È la mancanza di rispetto per la struttura
della lingua che produce situazioni di incomunicabilità e non il fatto
che ognuno ha la propria esperienza che non può mai arrivare all’altro
nella sua specificità. Nessuno infatti necessita, per sentirsi compreso,
che l’altro viva esattamente la sua esperienza: il bisogno di comprensione
si limita in realtà al fatto che l’alto la percepisca empaticamente
e sia in grado, quindi, di adottare comportamenti complementari (sofferenza-consolazione,
paura-rassicurazione, entusiasmo-approvazione, ecc.). L’alterazione manipolante
delle strutture linguistiche che sia fatta in maniera consapevole oppure inconsapevole,
ha semplicemente la funzione di confondere l’esperienza e negare i bisogni
dell’interlocutore: il rispetto della struttura delle comunicazioni è
in realtà un lavoro, una azione deliberata e intenzionale che implica
il superamento di difficoltà a volte molto grandi e che richiede oltretutto
un vero e proprio rigore morale.
Nella pratica della Psicoterapia della Gestalt questo significa avere un modello
di correttezze a cui riferire l’azione del paziente (la sua comunicazione),
trovando porte di accesso a quelle parti dell’esperienza che sono fuori
contatto e, allo stesso tempo, avendo a disposizione gli strumenti per raggiungerle:
la persona cui venga richiesto di rendere corretta la propria comunicazione
di solito non può evitare di rendersi conto di qualcosa di nuovo riguardo
a se stessa.
Ulteriore supporto all’approccio gestaltico deriva dal dualismo interazionista
di Karl Popper. Né “L’Io e il suo cervello” l’autore
citando Kant affascinato dall’universo e dalle necessità morali
dell’uomo afferma che gli esseri umani non sono macchine, dato che sono
insostituibili: “ogni qualvolta muore un uomo, è un universo intero
ad andare distrutto”. La tesi di Popper è che si può dimostrare
questa affermazione a partire dal Materialismo stesso. Il Materialismo cioè
ha in sé impliciti gli elementi che permettono di trascenderlo.
Nell’ambito della dottrina materialistica la teoria generalmente accreditata
riguardo al problema della mente è il cosiddetto parallelismo: i fenomeni
psichici cioè, si ritiene avvengano in parallelo a quelli neurologici.
A questa visione Popper oppone quello che si chiama “dualismo interazionista”:
i fenomeni psichici sono sì “appoggiati” al sostrato neurologico
ma con un grado di indipendenza tale da permettere una interazione con questi.
Adottando il punto di vista di Popper, possiamo immaginare come questa pura
relativa indipendenza, permetta di indirizzare le proprie scelte fuori dai binari
organici, in modo che la vita della persona non si risolva esclusivamente nella
reazione alle pressioni ambientali ma abbia la possibilità di orientarsi
in funzione di bisogni etici/estetici e di utilizzare le capacità creative
per risolvere i problemi “impossibili” che le varie e conflittuali
istanze psichiche comportano. Popper dimostra inoltre come il determinismo debba
cedere le armi di fronte alla creatività, la quale cambiando imprevedibilmente
le premesse, rende del tutto imprevedibili gli sviluppi futuri di qualsiasi
situazione. Il supporto che il dualismo interazionista dà alla Psicoterapia
è evidente: intanto sottolineando l’indipendenza di processi psichici
e la loro possibilità di interagire con i processi organici, dà
la misura dell’importanza della consapevolezza come spazio di manovra
in cui compare la possibilità di indirizzare in una direzione o un’altra
la propria vita. Soprattutto, considerando il futuro imprevedibile per via della
creatività questa teoria permette di porsi di fronte ai temi esistenziali
senza la pregiudiziale di una prognosi negativa che in campo psichico è
solo un atteggiamento pessimista con conseguenze di solito nefaste sulla terapia.
La creatività è in definitiva lo strumento fondamentale di un
Esistenzialismo positivo: se di fronte alla vita l’essere umano non è
onnipotente, in realtà non è neanche impotente e, anche se con
sforzo, difficoltà e limitazioni può esercitare un’opera
di trasformazione del mondo che rende la vita un’avventura che non si
ferma mai e che in nessun modo può essere ritenuta banale.

Teorie e filosofie di riferimento nella Psicoterapia della Gestalt