Teorie e filosofie di riferimento nella Psicoterapia della Gestalt
Il modello di intervento psicoterapeutico nell’approccio gestaltico in
realtà non deriva direttamente dal suo back-ground teorico, ma si è
evoluto da una altra prassi, la Psicanalisi, man mano che a questa venivano
meno alcuni capisaldi teorici. La Psicoterapia della Gestalt può considerarsi
un’evoluzione della psicoanalisi una volta tolto il supporto epistemologico
del modello fiscalista ottocentesco, supporto che Perls ricostituisce attraverso
la Psicologia della Gestalt, l’Esistenzialismo e la
Fenomenologia.
Se consideriamo elementi centrali della prassi freudiana, l’interpretazione
dei sogni e l’elaborazione del transfert e della coazione a ripetere,
vediamo che ugualmente nella Psicoterapia della Gestalt si procede elaborando
i sogni, il rapporto tra il paziente e il terapeuta e i comportamenti ripetitivi.
In P.d.G cambia però radicalmente il metodo di intervento perché
cambia il senso di questi fenomeni: il transfert nella P.d.G è visto
come assenza di contatto piuttosto che proiezione; i comportamenti che si ripetono
invece che meccanismi miranti solo al controllo dell’ansia diventano anche
tentativi di chiudere una situazione rimasta incompiuta (unfinished business)
per un motivo o per l’altro; l’elaborazione del sogno viene considerata
un’occasione per sperimentare altre parti di sè piuttosto che l’emergere
del rimosso.
Gli studi di Perls prendono l’avvio da un’ottica basata su alcuni principi fondamentali derivati dagli Psicologi della Gestalt. Partendo dai dati sensoriali, gli Psicologi della Gestalt sottolineano come la percezione quindi risulta organizzata ed i dati preferenzialmente assumibili sarebbero quelli richiesti per il completamento di una Gestalt, vale a dire di un insieme che ha una determinata funzione. Questa modalità organizzativa è anche un bisogno dell’organismo, ed è con questo bisogno che Perls spiega le cosiddette fissazioni nevrotiche, che nel suo pensiero risultano Gestalt incompiute che riemergono continuamente nell’aspettativa di raggiungere una conclusione: “la qualità più importante di una Gestalt è la sua dinamica, la necessità imperiosa che una Gestalt possiede che la porta a chiudersi e a completarsi. Tutti i giorni sperimentiamo questa dinamica. A volte il miglior nome che si può dare a una Gestalt incompleta è di chiamarla situazione inconclusa (unfinished business)”.
L’idea di campo percettivo organizzato nella relazione figura-sfondo, viene elaborata da Perls, partendo dall’intuizione di un altro psicologo gestaltista, Edgar Rubin: per valutare qualcosa (persona, oggetto, esperienza o anche astrazione che sia) è necessario riferirlo ad un contesto. Per l’organismo percipiente i contesti sono due: quello esterno, in cui l’oggetto percepito si colloca, e quello interno, costituito dalle esigenze mutevoli dell’organismo stesso.
In parallelo alle scoperte della fisica, Kurt Lewin ha elaborato, già nel 1936, la “Teoria del Campo” secondo la quale il comportamento di un organismo non è comprensibile se non considerando le influenze che esercita su di lui l’ambiente. Basandosi su questa riflessione, Perls si allontana progressivamente dalla modalità tipica dell’approccio psicoanalitico del tempo che prende in considerazione l’essere umano in quanto realtà individuale isolandola dal contesto, e si muove verso una visione che coglie l’interdipendenza di ogni comportamento e di ogni relazione umana; Perls sottolinea così l’impossibilità di attribuire significati estrapolando il fenomeno dal suo contesto. Data questa concezione, la teoria della tecnica psicoterapeutica, rispetto alla psicanalisi, subisce profonde mutazioni che si esprimono fondamentalmente attraverso diverse modalità di impostazione e di gestione della relazione terapeutica. Nella Psicoterapia della Gestalt, infatti, il terapeuta esce d’ufficio dalla posizione di neutralità e diventa ineluttabilmente parte in causa del processo terapeutico.
Da Kurt Goldstein Perls deriva poi il concetto di “funzione di autorealizzazione” in base alla quale gli organismi tenderebbero a crescere di dimensione e influenza sull’ambiente e ad organizzarsi di conseguenza sul piano energetico. Questo concetto richiama la teoria della territorialità formulata nell’etologia da K. Lorenz secondo la quale alcune specie animali ereditano geneticamente la tendenza istintiva a conquistare un territorio sempre più vasto, cosa che evidentemente permette maggiori probabilità di sopravvivenza all’individuo e alla specie. All’interno del modello gestaltico, Perls pone la “funzione di autorealizzazione” in polarità con la funzione di sopravvivenza: crescere ed espandersi oltre i limiti dell’abituale è allo stesso tempo un rischio per la sopravvivenza, un comportamento conservatore è certamente più funzionale ad essa ma è anche un bisogno ineluttabile data la spinta evolutiva innata negli individui.
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Altra componente del back-ground gestaltico è l’Esistenzialismo,
un taglio filosofico che ribalta l’ottica delle ontologie classiche dell’Idealismo
e del Materialismo. Infatti, il fuoco si sposta dall’oggetto osservato
all’attenzione del soggetto osservante, il pensiero soggettivo, l’avventura
del singolo pensatore si sostituisce all’indagine oggettiva dell’Assoluto
(Kirkegaard). In un’ottica esistenzialista la volontà è
il limite estremo dell’indagine oltre il quale questa non è più
lecita (Shopenhauer). Questa visione si adatta particolarmente bene a Perls
e questa posizione diventa la colonna portante della Psicoterapia della Gestalt.
Al contrario la concezione del dolore come verità assoluta che, in forme
diverse, si ripropone da Shopenauer, Kirkegaard, Heidegger a Sartre è
un’ombra alla quale Perls si ribella, sottolineandone il valore biologico
piuttosto che culturale. L’uomo è visto come parte della natura,
è un avvenimento biologico, la società stessa fa parte della natura.
L’azione deliberata, l’autocontrollo, la coscienza, sono di conseguenza
funzioni sociali biologiche. La reintegrazione può avere successo solo
se tutta l’attività umana, sia quella deliberata che quella spontanea,
i sentimenti come i pensieri, sono considerati e trattati come processi biologici.
Il dolore quindi, altro non può essere considerato che un campanello
d’allarme, che avverte l’organismo della necessità di intervenire
sulla situazione in atto.
Qui Perls si differenzia esplicitamente dagli esistenzialisti e afferma “la
Terapia della Gestalt si sostiene sui suoi propri fondamenti, perché
i suoi fondamenti (il riemergere delle necessità) rappresentano un bisogno
biologico primario”. Per evitare il rischio di un irrigidimento biologista,
dove il comportamento diventerebbe prevedibile ed interpretabile, per esempio,
attraverso una teoria delle pulsioni come quella freudiana, Perls osserva: “lasciando
da parte la teoria delle pulsioni, se si considera l’organismo semplicemente
come un sistema in equilibrio che deve funzionare adeguatamente dal punto di
vista della sopravvivenza, (è chiaro che) la situazione più urgente
è quella che assume la funzione di controllo, di organizzazione del comportamento”.
La concezione di Perls, analogamente a quella di Wittgenstein, lascia alla persona
un margine di scelta e quindi di libertà che permette di vedere l’essere
umano impegnato nella gestione della propria quotidianità come fatto
centrale della sua esistenza, dove la creatività gioca evidentemente
un ruolo della massima importanza. Scelta e creatività hanno possibilità
di esistenza solo nel qui ed ora (li e allora), cioè in un momento determinato
nel tempo e nello spazio dove esistono determinati oggetti, determinate situazioni
e determinate emozioni. È questa la centralità del qui ed
ora nella Psicoterapia della Gestalt: non esiste alcuna possibilità
di prendere decisioni al di fuori di un contesto reale o immaginario che sia.
Come la prassi psicanalitica si trasforma man mano che Perls ne sostituisce i pilastri teorici, anche l’Esistenzialismo, inserito nel contesto della teoria gestaltica, cambia faccia e diventa un Esistenzialismo, per così dire, positivo caratterizzato dalla tendenza a mettere in luce gli spazi di libertà che si aprono nella vita umana attraverso la responsabilità e la creatività.
Esprimersi è il mezzo e lo scopo della Psicoterapia della Gestalt: l’espressione
modifica il mondo senza l’insensatezza dell’agire istintivo e grezzo,
dando spazio in questo modo sia alla pienezza della vita sensoriale che alla
radicale libertà della coscienza. Per Heidegger, strumento per eccellenza
della manifestazione è il linguaggio, come fenomeno e con le sue leggi.
Il rispetto heideggeriano per il fenomeno si incontra direttamente con la passione
di Perls per il teatro, in cui il fenomeno, cioè l’espressione,
non solo è tutto, ma è anche fruibile in quanto tale (spettacolo
piacevole) e si presenta congiunta a una griglia di giudizio sul piano esperenziale
(spettacolo più o meno piacevole). Questo permette di spostare il criterio
di giudizio dall’azione all’espressione che ha uno spazio di manovra
interazionale di gran lunga superiore all’azione. L’espressione
è in realtà di capitale importanza in psicoterapia: già
a Freud era nota la possibilità di distinguere l’agire dal parlare,
e l’acting out è appunto il proibito per eccellenza nella
prassi psicanalitica. In effetti, il setting psicoterapeutico non è certo
il luogo dove si possa agire, qualunque sia il modello teorico di riferimento,
come una palestra non è il luogo dove si possano fare dei combattimenti
reali: quando l’agire è liberamente al servizio della soddisfazione
delle pulsioni, i più forti impediscono agli altri qualsiasi sviluppo.
L’espressione invece permette alla persona di acuire non solo la consapevolezza
del proprio mondo interiore, ma anche quello di esterno dove l’espressione
si situa e nel quale la rappresenta: l’espressione per assolvere la sua
funzione di rappresentanza deve essere efficiente e come tale, partecipa della
natura dell’azione.
Anche in Merleau Ponty Esistenzialismo e Fenomenologia convergono nella valutazione
della percezione come fatto primario, luogo dove mondo interno e mondo esterno
si incontrano. Il suo pensiero mette a fuoco il processo del percepire come
evento basilare che ha sede nel corpo, ed il corpo come luogo dell’esperienza,
per eccellenza: il vissuto fisico rappresenta il clou del senso della realtà.
Merleau Ponty è considerato a buon diritto uno dei pilastri teorici della
Gestalt. Da qui alle tesi reichiane il passo è breve. Perls deve appunto
a Reich la teoria del corpo come sede dei conflitti psichici.
Quando si parla di approccio fenomenologico nella Psicoterapia della Gestalt
si intende quindi una fenomenologia nel senso di Heidegger e di Merleau Ponty
piuttosto che di Husserl: si intende cioè un rispetto del fenomeno come
avente intrinsecamente valore e anche un’attenzione ai particolari dei
fenomeni stessi (atteggiamento fisico, tono della voce, ecc. nel caso di una
persona che sta parlando) nella doppia direzione del significato (qualunque
particolare ha un suo significato) e della fruibilità del loro manifestarsi
come esperienza, direzione questa che da senso all’espressione “qualità
della vita”.
Elaborazione successive che supportano l’approccio gestaltico